Prima ancora che il bimbo nasca, i genitori dovrebbero scegliere il medico, più precisamente il pediatra, che ne seguirà la crescita e lo assisterà in caso di malattia.
Spesso ci si chiede come fare la scelta giusta, una scelta che deve basarsi su diversi fattori e che può avere le più svariate motivazioni: a volte, ad esempio, si ricorre a un pediatra consigliato da un’amica, o a quello che è già stato il pediatra di famiglia. Approfondiamo dunque il suo ruolo e il rapporto che è giusto si instauri con la mamma e il papà del piccolo.
L’importanza di un dialogo aperto
È possibile scegliere il proprio pediatra tra quelli disponibili in elenco nel distretto sanitario di riferimento, mantenendo o meno lo stesso fino ai quattordici anni del figlio, quando passerà automaticamente al medico di famiglia.
Molti tengono in considerazione il fattore “distanza”, optando per un pediatra che ha lo studio vicino casa, comodo dunque da raggiungere in qualsiasi momento.
Qualunque sia la scelta, è importante che si tratti di una persona che non solo dia garanzie sul piano professionale, ma anche che sappia stabilire con i genitori un rapporto di fiducia e simpatia, nonché di reciproca collaborazione.
Un dialogo molto aperto tra medico e genitori permetterà al medico di avere un quadro corretto della storia del piccolo, e al contempo ai genitori di acquisire, poco alla volta, conoscenze utili per orientarsi con maggior competenza nella crescita del figlio. Il pediatra, infatti, va interpellato soltanto quando la situazione lo richiede, e sta alla prontezza dei genitori intervenire in maniera autonoma in tutti gli altri casi. La presenza del pediatra, dunque, è necessaria, ma i genitori non devono scaricare completamente sulle sue spalle i problemi dello sviluppo del figlio.
A volte il pediatra suggerisce una visita presso uno specialista, che va effettuato se è il pediatra a dare questa indicazione, o comunque nei casi in cui se ne individua veramente la necessità.
È importante inoltre che i genitori non utilizzino il medico come figura minacciosa attraverso frasi tipiche come “se non fai il bravo ti porto dal dottore”, altrimenti il bambino potrebbe avere reazioni di timore, vergogna e rifiuto.
La regolarità dei controlli
Per il primo anno di età i controlli da parte del pediatra dovrebbero avvenire almeno ogni tre mesi. Durante la visita il medico controlla peso e statura, si informa dalla madre sull’andamento di tutte le funzioni del bambino, provvede a correggere la dieta in base all’età e alle necessità del piccolo. Le visite programmate servono anche per pianificare le date delle vaccinazioni obbligatorie e per provvedere a un’adeguata informazione riguardo a quelle non obbligatorie ma consigliabili.
I controlli abbastanza frequenti sono inoltre la più valida garanzia per la salute: ogni disturbo può essere individuato in tempo o prevenuto con una profilassi appropriata. Dopo l’anno i controlli possono essere diradati ma è bene comunque che, salvo diverse indicazioni, vengano mantenuti fino all’età di tre anni ogni sei mesi e fino all’adolescenza una volta all’anno. Ovviamente l’opera del pediatra non si limita ai controlli periodici ma può venire consultato, magari anche solo telefonicamente, in caso di dubbi o problemi.